Tecnica · · 4 minuti di lettura
Olio o acrilico? Differenze, pregi e difetti spiegati da un pittore
Tempi di asciugatura, resa dei colori, durata nel tempo, costi: tutto quello che serve sapere per scegliere tra pittura a olio e acrilico, che tu stia iniziando a dipingere o voglia acquistare un quadro.
È una delle domande più frequenti, sia da parte di chi vuole iniziare a dipingere sia da parte di chi sta per acquistare un quadro: meglio l’olio o l’acrilico? La risposta onesta è che non esiste una tecnica migliore in assoluto. Esistono due materiali con caratteri molto diversi, che portano a risultati diversi. Conoscerli aiuta a scegliere e anche a guardare meglio un dipinto.
Di cosa sono fatti
Tutti i colori sono composti da due elementi: il pigmento, cioè la polvere che dà il colore, e il legante, la sostanza che tiene insieme il pigmento e lo fa aderire al supporto. I pigmenti, spesso, sono gli stessi. Cambia il legante.
- Nei colori a olio il legante è un olio vegetale, di solito olio di lino. L’olio non evapora: si indurisce lentamente a contatto con l’aria, con un processo chimico chiamato ossidazione.
- Nei colori acrilici il legante è una resina sintetica in emulsione d’acqua. Quando l’acqua evapora, la resina forma una pellicola plastica, elastica e resistente.
Da questa differenza dipende quasi tutto il resto.
I tempi di asciugatura
È la differenza che si nota per prima.
L’acrilico asciuga in fretta: pochi minuti per uno strato sottile, qualche ora per uno spesso. È un vantaggio quando si vuole lavorare velocemente e sovrapporre molti strati nella stessa giornata. Diventa uno svantaggio quando si vogliono fondere due colori direttamente sulla tela, perché il tempo per farlo è poco.
L’olio asciuga lentamente: al tatto servono da qualche giorno a qualche settimana, a seconda dello spessore e dei pigmenti. In profondità ci vogliono mesi. Questo permette di tornare sul quadro, correggere e sfumare con morbidezza. È il motivo per cui i passaggi delicati, come gli incarnati di un ritratto o il cielo al tramonto, riescono così bene a olio.
La resa dei colori
A parità di pigmento, l’olio tende ad avere colori più profondi e saturi. L’olio di lino ha un indice di rifrazione che rende la pellicola leggermente trasparente e luminosa, come se la luce entrasse nel colore e poi ne uscisse. È l’effetto che rende così vive le velature, cioè strati sottilissimi e trasparenti sovrapposti uno sull’altro.
L’acrilico asciutto è spesso un po’ più opaco e tende a scurirsi leggermente rispetto a quando è bagnato. Oggi però esistono acrilici di ottima qualità e medium (vernici, gel, additivi) che ne cambiano molto la resa, rendendolo lucido, trasparente o materico.
La materia e il gesto
Entrambe le tecniche si possono usare in modo materico, con colore spesso steso a spatola, oppure in modo liscio, con strati sottili.
L’acrilico, unito a gel e paste, permette spessori molto alti che asciugano senza crepe. Si mescola bene anche con sabbie, polveri e carte: è la base ideale per la tecnica mista.
L’olio, steso in spessore (si parla di impasto), conserva il segno del pennello in modo molto espressivo, ma deve rispettare una regola antica, il “grasso su magro”: ogni strato deve contenere un po’ più olio di quello sotto. Così il quadro non si crepa invecchiando.
La durata nel tempo
Un dipinto a olio ben eseguito può durare secoli: lo dimostrano le opere che vediamo nei musei. Con il tempo l’olio può ingiallire leggermente, soprattutto nei bianchi e se il quadro resta al buio.
L’acrilico è una tecnica giovane: è diffuso dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Le prove di invecchiamento sono comunque molto buone: non ingiallisce, resta elastico e resiste bene all’umidità. Per un quadro da appendere in casa, entrambe le tecniche, se fatte con materiali di qualità, garantiscono una vita molto lunga.
Praticità, odore e pulizia
Qui l’acrilico vince facilmente:
- si diluisce e si pulisce con acqua;
- non ha odore;
- non richiede solventi.
L’olio richiede diluenti (essenza di trementina o solventi inodori) e più attenzione alla ventilazione dello spazio di lavoro. Per chi dipinge in casa o con poco spazio è una differenza importante.
Quale scegliere per iniziare
Per chi comincia, l’acrilico è spesso la scelta più semplice: costa meno, è pratico e perdona gli errori, perché si può ridipingere sopra quasi subito. L’olio dà soddisfazioni enormi, ma richiede un po’ più di metodo e di pazienza.
Il consiglio, alla fine, è uno solo: provarli entrambi. Molti pittori usano tutte e due le tecniche, anche nello stesso quadro, per esempio con una base acrilica e le finiture a olio. Non vale il contrario: l’acrilico non aderisce bene sopra l’olio.
E se devo acquistare un quadro?
Per chi compra, la tecnica conta meno di quanto si pensi. Conta l’opera: se ti emoziona, se dialoga con lo spazio in cui vivrà, se la qualità dell’esecuzione è alta. Sapere come è fatto un dipinto, però, aiuta a guardarlo meglio. Nella velatura di un olio si legge la pazienza; nella pennellata veloce di un acrilico, l’energia del gesto.
Nelle schede delle opere di questo sito trovi sempre indicata la tecnica: è un buon esercizio guardare i quadri anche con questa chiave.
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Antonio Di Cristofaro
Pittore a Castelnuovo Vomano, in Abruzzo. Scrive nel diario di tecnica, colore e del mestiere di dipingere.