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Tecnica · · 3 minuti di lettura

L'effetto crettato: quando la pittura si apre in mille crepe di luce

Cos'è la crettatura, perché i dipinti antichi si crepano e come gli artisti contemporanei hanno trasformato un difetto in un linguaggio: da Alberto Burri alle superfici materiche della pittura acrilica.

Dettaglio di L'albero di mare: superficie azzurra e verde attraversata da sottili crepe dorate

Chi ha visitato un museo lo ha notato: sulla superficie dei dipinti antichi si apre spesso una rete sottilissima di crepe, come la pelle di un frutto secco o il fondo di un lago prosciugato. Si chiama crettatura (o, alla francese, craquelure). Per secoli è stata un segno del tempo da sorvegliare; nel Novecento alcuni artisti l’hanno trasformata in un linguaggio. Due opere di questo catalogo, Isole di fuoco e L’albero di mare, ne fanno un elemento espressivo.

Perché i quadri si crepano

Un dipinto è fatto di strati: il supporto (tela o tavola), la preparazione, i vari strati di colore, la vernice. Ognuno di questi materiali reagisce in modo diverso al passare del tempo, all’umidità, alla temperatura. La tela si tende e si allenta, il legno si muove, i colori a olio diventano più rigidi invecchiando.

Quando uno strato si contrae più di quello sottostante, la superficie si spacca in piccole isole separate da crepe. Gli storici dell’arte distinguono la crettatura d’età, che si forma lentamente nel corso di decenni o secoli, dalla crettatura prematura, causata da errori di tecnica, come uno strato grasso steso sotto uno magro, o un colore che asciuga troppo in fretta sopra uno ancora fresco.

Le crepe dei quadri antichi sono così caratteristiche che gli esperti le studiano per datare e autenticare le opere: ogni scuola, ogni epoca, ogni tipo di supporto produce una crettatura riconoscibile.

Da difetto a linguaggio

Nel Novecento alcuni artisti smettono di temere le crepe e cominciano a provocarle.

Il caso più celebre è quello di Alberto Burri, che negli anni Settanta realizza la serie dei Cretti: superfici bianche o nere fatte di un impasto che, asciugando, si spacca in una rete di crepe profonde, come la terra arsa dal sole. Il cretto più grande è il Grande Cretto di Gibellina, in Sicilia: una colata di cemento bianco che ricopre le rovine del paese distrutto dal terremoto del Belice del 1968, percorribile a piedi lungo le fenditure che seguono le antiche strade.

Per Burri la crepa non è distruzione ma memoria: la traccia visibile del tempo, del dolore, della trasformazione della materia.

La crettatura nella pittura acrilica

Con i colori acrilici la crettatura si può ottenere in modo controllato, sfruttando la diversa velocità di asciugatura degli strati:

  • si stende un primo strato di colore, il fondo che affiorerà nelle crepe;
  • sopra si applica un medium crettante (o una colla vinilica diluita, secondo una tecnica artigianale);
  • quando il medium è ancora appiccicoso si stende il secondo colore;
  • asciugando, lo strato superiore si ritira e si apre in crepe che lasciano vedere il colore di fondo.

Lo spessore degli strati, la direzione delle pennellate e la temperatura dell’ambiente determinano la forma delle crepe: sottili e fitte, larghe e irregolari, parallele o a rete. Il pittore può preparare il terreno, ma la forma finale la decide la materia.

In Isole di fuoco la crettatura percorre le grandi masse rosse e bordeaux: le crepe si riempiono di giallo e d’oro, come fiumi di lava che attraversano un territorio vulcanico visto dall’alto. Le cavità tondeggianti in cui riaffiora l’azzurro sembrano crateri o laghi.

In L’albero di mare le crepe dorate attraversano l’azzurro e il verde acido come le increspature dell’acqua, mentre al centro sale la forma rossa ramificata dell’albero.

In entrambe le opere la crettatura trasforma la superficie in un paesaggio: non lo descrive, lo fa accadere. È la materia stessa, asciugando, a disegnare coste, fiumi, crepacci.

Come guardare una superficie crettata

Le opere crettate vanno guardate da vicino e con una buona luce, meglio se laterale. Si scopriranno:

  • la gerarchia delle crepe: alcune grandi e profonde, altre sottilissime che si ramificano dalle prime;
  • i colori nascosti che affiorano dal fondo;
  • la direzione delle fenditure, che spesso segue il movimento del pennello.

E poi, allontanandosi, si vedrà la rete di crepe dissolversi in una vibrazione, in una luce diffusa. Come tutte le cose davvero vive, la superficie cambia a seconda della distanza da cui la si guarda.

Le due opere fanno parte della collezione Materia e paesaggio.

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  • materia
  • Burri
  • tecniche pittoriche
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Antonio Di Cristofaro

Pittore a Castelnuovo Vomano, in Abruzzo. Scrive nel diario di tecnica, colore e del mestiere di dipingere.

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