C’è un momento, nella pittura, in cui l’artista smette di controllare ogni cosa e lascia spazio al caso. Le colature nascono così: il colore acrilico, diluito al punto giusto, viene fatto cadere o scorrere sulla tela, e traccia percorsi che nessun pennello potrebbe disegnare.
È una tradizione che attraversa il Novecento — dal dripping dell’espressionismo astratto americano alle sperimentazioni europee del dopoguerra — ma che ogni pittore reinventa con il proprio ritmo. In queste tele il gesto è a volte rigoroso, quasi una partitura di righe parallele; altre volte libero, esplosivo, come un temporale.
Sono quadri da guardare da vicino, per scoprire come ogni filo di colore si sovrappone agli altri, e da lontano, per sentire il ritmo complessivo: un’orchestra di linee.