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Opere · · 4 minuti di lettura

Geometrie di luce: cerchi, simmetrie e superfici che brillano

Cerchi perfetti, mezze lune, quadrati bicolore e superfici scintillanti: viaggio dentro la collezione più rigorosa e luminosa del catalogo, tra astrazione geometrica, mandala e arte ottica.

Dettaglio di La porta: elementi geometrici brillanti gialli, turchesi e rosa su fondo nero

Dopo la libertà del gesto, il rigore della forma. Le cinque opere della collezione Geometrie di luce sono costruite su griglie, simmetrie e figure elementari — il cerchio, il quadrato, la mezzaluna — e hanno in comune una superficie brillante che cambia con la luce. Proviamo a capire da dove nascono e come guardarle.

Il fascino delle forme semplici

Il cerchio, il quadrato e il triangolo sono le prime forme che impariamo a disegnare da bambini, e le più antiche della storia umana. Sono anche le più cariche di significato:

  • il cerchio è perfezione, totalità, ciclo, il sole, l’occhio;
  • il quadrato è stabilità, la terra, l’ordine costruito dall’uomo;
  • la mezzaluna è il tempo che passa, la trasformazione, la notte.

Nell’arte del Novecento queste forme diventano un linguaggio autonomo. Kandinskij, nel 1926, dipinge Alcuni cerchi, un quadro interamente fatto di cerchi colorati su fondo scuro. Malevič riduce la pittura a un quadrato nero. Negli anni Sessanta gli artisti dell’arte ottica, come Victor Vasarely, usano griglie di forme geometriche per creare vibrazioni e illusioni di movimento.

La griglia invisibile

Osservando Alfabeto si scopre che le forme sono disposte su una griglia di cinque per cinque. La griglia, appena accennata a matita sotto il colore, è lo scheletro della composizione: dà ordine, ma permette infinite variazioni. Cerchi e quadrati si alternano, i colori si rispondono da un angolo all’altro, e al centro un unico cerchio nero fa da perno.

È lo stesso principio della tessitura, del mosaico, della scrittura: un sistema di regole semplici da cui nasce una ricchezza imprevedibile.

Il centro e la periferia

In tre opere della collezione — Orbite, Il centro del mondo e Fasi — la composizione si organizza attorno a una forma centrale più grande, circondata da elementi minori.

È la struttura del mandala, il diagramma circolare usato nelle tradizioni indiane e tibetane come supporto alla meditazione. Lo sguardo entra dalla periferia e viene guidato, giro dopo giro, verso il centro. Ma è anche la struttura di un sistema solare, di un fiore, di un orologio: forme in cui molti elementi ruotano attorno a un punto.

In Il centro del mondo il centro è un piccolo cerchio rosso dentro un disco nero cerchiato d’oro: un cuore che batte nel buio. In Fasi il centro è un pianeta azzurro e attorno le mezzelune evocano il ciclo lunare.

Le superfici che brillano

Ciò che distingue queste opere dall’astrazione geometrica “classica” è la materia. Le forme non sono campiture piatte: il colore è arricchito da una superficie granulosa e scintillante, ottenuta con brillantini e pigmenti perlescenti mescolati o applicati sull’acrilico.

L’effetto è sorprendente: i quadri cambiano con la luce. Alla luce naturale e diffusa del giorno i colori appaiono pieni, vellutati, quasi opachi. Sotto una lampada o con una luce radente le superfici si accendono di riflessi e le forme sembrano gioielli. Il disco nero di Il centro del mondo diventa un cielo stellato; il nero di La porta si riempie di bagliori dietro ai vetri colorati.

Per questo motivo sono opere che vanno viste dal vivo, e illuminate con cura: una luce calda e orientabile, posta di lato, ne esalta la brillantezza.

La porta

La porta è l’opera più architettonica della collezione. Su un fondo nero, decine di elementi rettangolari e a L si dispongono in una simmetria perfetta, più piccoli e più chiari andando verso il centro, lungo un asse giallo verticale. L’effetto è quello di una vetrata di cattedrale, ma anche di un portale, di un labirinto, di un motivo Art Déco.

Il formato verticale, proporzionato come un’anta, suggerisce il titolo: una porta che non si apre su una stanza, ma su uno spazio interiore.

Rigore e calore

Si potrebbe pensare che la geometria sia fredda. Queste opere dimostrano il contrario. I cerchi sono tracciati a mano, con piccole irregolarità che li rendono vivi; i colori sono caldi, saturi, gioiosi; la superficie brillante aggiunge una nota di festa, quasi di meraviglia infantile.

È una geometria artigianale e affettuosa, più vicina a un tessuto ricamato o a un mosaico che a un disegno tecnico. Ed è forse proprio questo equilibrio tra ordine e calore a renderle così adatte agli ambienti domestici: portano armonia senza rigidità.

  • astrazione geometrica
  • cerchio
  • mandala
  • simmetria
  • brillantini
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Antonio Di Cristofaro

Pittore a Castelnuovo Vomano, in Abruzzo. Scrive nel diario di tecnica, colore e del mestiere di dipingere.

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